Iniziative sportive rivolte a richiedenti e titolari di protezione internazionale

Sulle loro maglie c’è lo stemma dell’Unchr, l’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite, da cui sono stati mutuati anche i colori sociali, l’azzurro e il bianco. Il Liberi Nantes Football Club è la prima squadra in Italia composta esclusivamente da immigrati richiedenti asilo e rifugiati politici. Si allenano due giorni a settimana, in uno storico campo sportivo a Pietralata, a Roma, in via Marica 80, ribattezzato “XXV Aprile”. Qui negli anni sessanta ci giocava anche Pier Paolo Pasolini. I tesserati sono una trentina, ma ogni anno calpestano questo campo oltre cento ragazzi. Vivono per lo più nei centri di accoglienza della capitale e sono scappati dalle zone più difficili del pianeta, come la Somalia, la Nigeria, l’Afghanistan o l’Iraq.

L’associazione sportive dilettantistica Liberi Nantes nasce nel 2007 dall’iniziativa di un gruppo di amici amanti del calcio, sensibili alle tematiche dell’immigrazione, che da diversi anni partecipavano ai mondiali antirazzisti. Così decidono di fare qualcosa per i cosiddetti migranti forzati, soprattutto per quei richiedenti asilo che vivono la lunga attesa della decisione sulla loro domanda di protezione, che sono in Italia da pochi mesi, che ancora non parlano la lingua e che hanno tanto tempo libero perché i documenti che hanno non consentono loro neanche di lavorare. La Uisp mette a disposizione un campo e non ci vuole molto a raggruppare un bel numero di ragazzi attorno allo sport più popolare del mondo. Il tesseramento è totalmente gratuito, le visite mediche anche, così come sono gratuite tutte le attrezzature tecniche, dalle maglie, alle tute, agli scarpini 

Col tempo la Figc permette a Liberi Nantes di iscriversi anche al campionato di terza categoria. Ma come squadra “fuori classifica”. I problemi burocratici sono infatti tanti, a partire dal fatto che il Club sfora, ovviamente, la quota di calciatori “extracomunitari”. E un altro occhio viene chiuso davanti al fatto che questi giocatori non possono dimostrare, come vorrebbe il regolamento, di non essere già stati tesserati nel proprio paese di origine. Ma come potrebbe uno che nel proprio paese non può più tornarci? Lo scorso anno in campionato si sono piazzati al secondo posto però, come “fuori classifica”, non sono potuti passare al turno successivo e si sono dovuti “accontentare” del premio speciale consegnato dal Ministro per l’Integrazione Kyenge.

Quest’anno Liberi Nantes si muove a metà classifica, con una squadra, al solito, quasi totalmente rinnovata. Gli atleti cambiano spessissimo e a volte si scopre la squadra che andrà in campo il giorno stesso della partita. Solo alcuni sono ormai dei veterani, come Fabrice, centrafricano, capitano della squadra, o Mamadou, il portiere, dalla Guinea, leader della difesa, o Saravan, afghano, che è diventato anche uno degli organizzatori delle escursioni in montagna, una della altre attività dell’associazione.

Quattro anni fa l’associazione pensa anche a un’attività per coinvolgere le donne rifugiate. Nasce così “Liberi Nantes Touch Rugby”, un’attività in cui iniziano a  partecipare anche molte donne italiane e qualche uomo. Così, sempre nel campo “XXV Aprile”, si alternano anche gli allenamenti di questo nuovo sport simile al rugby come schieramento in campo e come regole, che ha però la parte del contatto fisico totalmente alleggerita: quello che nel rugby è il placcaggio, nel touch diventa il “tocco” e per fermare l’avversario basta sfiorarlo.

Sono diverse le attività nate attorno al campo da calcio. Tra queste anche la scuola di italiano, livello A1 e A2, che si tiene il martedì e il sabato presso la Casa del Popolo in Via Silvano 15. Nel 2013 il Liberi Nantes Football Club è diventato anche un film, “Black Star – Nati sotto una stella nera”, del regista Francesco Castellani, uscito il 10 ottobre e ancora in attesa di una distribuzione in sala un po’ più adeguata.

 

La Liberi Nantes Associazione Sportiva Dilettantistica nasce nel 2007 grazie all’iniziativa di un gruppo di amici.

La Liberi Nantes ASD ha come fine statutario quello di promuovere, diffondere e garantire la libertà di accesso all’attività sportiva a quelle donne e a quegli uomini che per i motivi più differenti, ma sempre e comunque drammatici e laceranti, hanno dovuto lasciare il proprio paese e i propri affetti, per scappare da qualcosa o da qualcuno che nega loro la dignità di esseri umani e la libertà di poterlo esprimere senza rischiare di subire ritorsioni, traumi e violenze, spesso inaudite.

Questo popolo di donne, di uomini e di bambini, arriva da noi avendo spesso come unico bagaglio l’ansia della fuga e il dramma del non ritorno. È un popolo che si muove tra terra e mare, lungo le rotte del traffico di esseri umani, un popolo che migra alla ricerca di una terra dove andare, di un luogo dove fermarsi e ricominciare. Rifugiati, Richiedenti Asilo, in due parole migranti forzati, coloro che sono obbligati a partire e ai quali è impedito di tornare.

Queste vite sono vite in continua emergenza, vite senza quotidianità, dove ogni frammento, ogni scheggia di normalità può contribuire a ricostruire altrove, nel nostro caso in Italia, quella vita dignitosa e libera a cui ognuno di noi deve avere diritto e che nei loro paesi, invece, viene negata.

È da qui che abbiamo deciso di partire per ricordare, anzitutto a noi stessi, che ogni popolo, almeno una volta nella propria storia, è dovuto fuggire da qualcosa o da qualcuno e che dare asilo a chi lo chiede è un gesto a cui nessuno dovrebbe sottrarsi, perché segna la differenza tra civiltà e inciviltà.

Da parte nostra siamo fermamente convinti che lo sport, nella sua essenza originaria, abbia la forza e la capacità di ridurre le distanze e di abbattere le barriere.

Liberi Nantes nasce pertanto per dare asilo attraverso lo sport, convinti come siamo che si può accogliere chi ne ha bisogno anche su un campo di calcio, in una palestra o tra le corsie di una piscina, perché ritornare a giocare è, per certi versi, ritornare a vivere, davvero.

L’Associazione prende il nome dall verso 118 del Libro I dell’Eneide di Virgilio. Le navi degli esuli troiani in fuga dalla loro città in fiamme, fanno naufragio e solo pochi tra loro – rari nantes – immersi nel grande mare – in gurgite vasto – riescono a raggiungere la riva. Tra quei superstiti ci sono coloro che fonderanno Roma.

Alla fine dell’800 questo verso fu di ispirazione per coloro i quali avevano iniziato a praticare il nuoto come sport, tanto è vero che per molti anni quella che poi diventò la Federazione Italiana Nuoto, si chiamò “Rari Nantes”, nome legato anche a tante gloriose società sportive sparse in tutta Italia.

A Roma, in quegli stessi anni, un gruppo informale di giovani praticava tra le rive del Tevere tanto il nuoto quanto altri sport e lo faceva per puro diletto, senza possedere né una sede né le attrezzature idonee.

Di quel gruppo, tranne poche, pochissime testimonianze, è rimasto il nome, Liberi Nantes appunto, un nome che lascia trasparire una sottile vena ironica, nei confronti di coloro i quali si consideravano “rari” e che il più delle volte appartenevano nei fatti alle élites militari e aristocratiche italiane. Lo sport però, e quei ragazzi lo avevano capito, possedeva in sé una straordinaria forza di rottura nei confronti degli schemi prestabiliti, una capacità di rendere permeabili gli strati sociali come poco altro nella storia era riuscito a fare. In quel “Liberi” c’è tutta la forza di una sfida lanciata sull’onda di un entusiasmo che in quegli anni stava attraversando mezzo mondo e che cominciò a prendere forma nel 1896 con la prima edizione delle Olimpiadi moderne fortemente voluta ed organizzata dal barone francese De Coubertin.

A distanza di oltre un secolo abbiamo deciso di rilanciare quella sfida, convinti come siamo che in questo nome ci siano idee e legami forti con una concezione di sport universale, dai tratti egualitari e libertari, che per noi è e resta l’unica valida a cui ispirarsi.

In questo nome, però, c’è anche il richiamo alla vicenda di un gruppo uomini in fuga da un guerra, di un viaggio in mare – il Mediterraneo – e di un nuovo approdo da cui ripartire. Con la differenza, in più, che cambiando l’aggettivo originario “rari” con “liberi”, si è data maggior forza all’idea che il garantire la libertà di approdo e di un nuovo inizio a chi fugge, deve essere un principio universale, capace di attraversare i secoli e di dare inizio sempre a nuove storie.

 

Per ulteriori informazioni è possibile visitare il sito www.liberinantes.org, oppure scrivere a segreteria@liberinantes.org

 

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